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DIARI
10 febbraio 2008
..sospeso..

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Questa foto è stata scattata da TheScourse



Ci penso ormai da un po’ di tempo.

Ci sono perché. Ci sono domande. Ci sono risposte.

 

Da oggi queste mie pagine sono sospese. Sospese fino a quando qualcosa cambierà. Sospese.

 

Io continuerò a parlare delle mie emozioni, dei miei brividi sulla Pelle.

Su quelle altre pagine che tutti conoscete..

 


Grazie a chi ha interpretato, vissuto, sospirato e sognato dentro le mie parole,
con me.

Non smettete di regalarmi le vostre emozioni..

 




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DIARI
24 gennaio 2008
Written by the hands of Gods

Xverso meets Chota
20.10.08 - h 4.00 am.

A volte, di notte, quando anche l’ultima goccia di luce soffoca nel buio, i cuori si aprono a verità inconfessate e le anime si sfiorano, come se si tenessero per mano. Le voci si sovrappongono e a tratti diventano una. E’ un unico suono a domare il silenzio.

Se cresci nella consapevolezza che nessuno sia in grado di lenire il tuo dolore e di capire perché la mattina il cuscino profuma di fiori bagnati dal pianto, impari a fare affidamento solo su te stesso. Fai a meno di ogni legame superfluo, allontani dal cuore le avide mani che vorrebbero ghermirlo. Cammini nel vento e sfidi con gli occhi la luce del sole. Raggiungi ogni obiettivo, superi qualsiasi limite. Perché sei il migliore, hai deciso di esserlo. Lo hai stabilito il giorno in cui, guardandoti allo specchio, ti sei persa tra le pieghe della tua bianca Pelle ed in una cascata di ricciolo d’oro, mentre notavi l’assenza di una mano che li accarezzasse, che trasmettesse il brivido alla tua Pelle. Annegando in quei profondi occhi blu, tanto da far impallidire anche il più immenso degli oceani, non hai voluto vedere oltre. Qualcuno che è pronto a regalarti un sorriso sincero e a portare i tuoi pesi esiste, non è poi così lontano.



La naturalezza di una voce che parla ad un’altra a volte non può essere sostituita da qualche foglio sgualcito macchiato d’inchiostro. Le parole pensate, non scorrono dalla testa alla lingua passando per il cuore. Eppure certe evanescenti rivelazioni, acquistano un gusto tutto squisitamente palpabile nell’essere lette.
Percorro le ore all’indietro: “Come stai?”, riecheggia fra silenzi.
Vorrei poter guardare dentro me stessa come ho guardato dentro te. Vorrei saper pronunciare le stesse verità per me. Vorrei sapermi dire di no, come lo dico a te. Vorrei riuscire a controllarmi, a spronarmi, a dissuadermi. Ma con te, con te è tutto più facile. Questo mio modo di urlare il vero fa male alle volte, ma è l’unica strada che conosco per smuovere le acque. C’è una domanda che ti martella la testa molto più di altre. Una domanda che non puoi allontanare, alla quale non riesci a dare risposta. La tua incessante ricerca finisce qui. La risposta la conosco.
La risposta è: perché sei troppo.
Troppo per chiunque pretenda qualcosa, donarsi senza volere nulla in cambio è un fiore che cresce solo sulle tue colline. Acciuffare ogni piccolo gesto con quegli occhi di meraviglia che sono lo specchio d’un altrettanto meraviglioso spirito, è una perla al collo della più bella dea esistente. Senza mai dare nulla per scontato, perché tu sai che niente ti è dovuto. È il sapore dell’inaspettato che evapora dalla tua pelle, dell’ imprevedibile che diventa gioia se lo si gusta a braccia spalancate. Sei troppo. E a starti accanto è un paragone di continuo. Solo anime altrettanto pure riescono a reggere il confronto, quell’esame incessante a due commissioni: la tua testa, il tuo cuore. E ci si sente inevitabilmente un gradino più in basso, nell’incapacità di dare quanto sei capace di dare tu. Nell’impossibilità d’essere tanto quanto te. Troppo quanto te.
“Come si fa a non amarmi?”
Infatti non si può. E ti amano. Loro ti amano. Vivono con la paura, il terrore di non potercela fare. Panico, angoscia, tremore e tormento. E c’è attrazione. Fascino, interesse. C’è quel tuo modo di sedurre, di ammaliare. C’è quell’esibizionismo che è una condanna. E loro non possono resisterti. Non possono trattenere un “Dio..come ti amo”. Non possono contenere un morso sulla guancia così passionale da lasciare il segno. È una battaglia fra ragione ed istinto che come sempre non lascia superstiti. Una lotta sfiancante che prima di te, uccide loro. E non si comprende la stupidità nel volerti allontanare. Non si intuisce che grande possibilità ci si lascia sfuggire, l’occasione d’esser felici forse una volta davvero. Senza menzogne, senza attori né copioni da recitare. Senza nessuno da cui nascondersi. L’opportunità d’amare e d’essere amati.




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sentimenti
6 gennaio 2008
new year

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Veline sul bordo del mio sospeso comodino, a tastoni muovo la mano nel buio, sento il tonfo morbido di bianchi e soffici fazzoletti poggiarsi sul parquet. Cerco il modo di far scorrere la musica, che al mattino è l’unico suono che riesco a sentire. Sotto il piumone blu che mi scalda, ho la guancia sprofondata sul cuscino piegato contro il mio petto, i capelli composti, una sola ciocca ad incorniciare il viso disteso e poi riccioli sparsi dietro di me. I piedi come sempre ghiacciati, li raccolgo e li avvicino alle cosce. Il collo è un fuoco, vi accosto le mani per rubargli un po’ di calore da passare alle dita. Le bizzarrie del mio corpo che credo non comprenderò mai. Voglio percepire ogni tessuto, ogni muscolo, le caviglie piccole sovrapposte a sembrare una sola, l’addome contratto, l’ombelico fermo lì al centro del mio ventre. Formulo i più intensi flussi di pensiero in queste ore mattutine, come flash mi riappaiono momenti, sorrisi, volti, mani, emozioni. Un ultimo dell’anno da non ripetersi, perché ormai l’Ipocrisia trionfa ovunque con la sua fedele compagna l’Invidia, sempre le stesse facce che fanno ribrezzo per quanto sono false e fingono d’essere amiche. E sempre le stesse feste piene di poco di buono passate da un maschio ad un altro senza contegno, senza amor proprio, con le calze sfilate e il rossetto sbavato. Piene di animali di sesso maschile con i loro ciuffi piastrati e la bava alla bocca per un fondoschiena che balla. E nella testa solo il desiderio di trovarsi altrove, in un altro tempo, in un altro anfratto, in un altro corpo, con un altro cuore forse. E poi pezzi d’anima con il volto di cari vecchi amici che non sono più niente e rendersene alla fine conto è un morso a cuore aperto, ed aver fatto salti mortali, sacrificato di tutto e scoprire d’aver solo creato un buco nell’acqua. Ci sono presenze solo perché le si vedono e poi ci sono legami fra le anime, ponti che reggono alle distanze, perché quando si divide un letto singolo dopo aver fatto le sette del mattino e ci si addormenta fra una risata soffocata per non svegliar nessuno e una confidenza intima, si capisce che vale la pena vivere anche solo per il sorriso di un’amica vera. E sentirsi dire “Però mi mancherai, non partire” e avvertire gli occhi che si bagnano, e la complicità di sguardi quando nessuno può capire, ma Noi Tre sì; e cantare in perfetto inglese come solo noi possiamo fare e arrivare alle quattro sfinite sopra lo scaldaletto di un matrimoniale arancione e criticare e dire tutto ciò che non va perché io servo soprattutto per le strigliate nel cuore della notte anche se poi non vengo ascoltata. E poi avevo ragione. E i ricordi sfumano con l’odore di pane appena sfornato che scavalca la ringhiera del balcone per tuffarsi sotto le lenzuola. Alzo gli occhi al soffitto celeste, li sbatto una, due volte. Il corpetto nero è finito a terra, la gonna morbida è sulla sedia, il rossetto rosso scomparso e restano solo unghia lunghe smaltate di ciliegio a ricordami di una notte di mancata passione.




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sentimenti
19 novembre 2007
Equilibrio

 

M

i dico sempre che i momenti come questi dovrebbero trovare spazio su mille pagine, che istanti infiniti dovrebbero ripetersi nella memoria e sopravvivere perpetui e mitizzati su carta.
Poi, al solito, mi ricredo. E mi convinco che certe emozioni, troppo intense da dirsi, dovrebbero restare nascoste dietro le pareti del cuore, respirate sulle vene diramate per i polmoni, percepirle muoversi dentro lo stomaco, e lasciarle proprio lì, coccolarle adagio.
C’è che ci sono alcuni dettagli, alcune sciocchezze minuscole, certe piccolezze impercettibili che mi scaldano la pelle. E a volte non ci credo, mi prendo a pizzicotti perché fa paura anche a sussurrarlo per quanto è bello..
...ed intanto mi sono imbattuta nell’equilibrio, ho incrociato la mia stabilità ed ho assestato pesi e contrappesi su una bilancia statica.
Forse..sì, forse, sto davvero bene..




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sentimenti
11 novembre 2007
colori di noi

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Colori Sfocati

Chissà perché quando l’anima si fa leggera, quando il pensiero è rivolto sempre agli stessi occhi scuri, quando il sorriso s’allarga spontaneamente scoprendo denti che muoiono dalla voglia di mordere quella carne buona, le parole s’inceppano fra diramazioni di sospiri e amplessi di baci..
Chissà perché quando si sfiorano attimi felici, ogni esternazione sembra sempre inopportuna e sterile. Ogni pensiero superfluo non è mai abbastanza, mai abbastanza per descrivere le pieghe di una schiena bianca quando incontra una mano calda. E sento scorrermi per le vene la purezza d’un bianco candido come la neve, la semplicità di un bacio tenue, impalpabile e vaporoso. Respiro odore di gialli girasoli, di petali sfusi sul delicato rivestimento dei miei congegni vitali. E il mio inconscio si colora di viola per condurre il mio spirito verso sfere trasparenti sensibili al tatto e affascinanti muscoli protetti dall’inviolabilità. Soffio su onde blu come il mare. Su acque, come trasfusioni di libertà, di quel senso di potere che solo nuotandovi dentro si può percepire. E l’ho sentito togliermi il respiro per poi ridonarmelo vigoroso e frizzante. L’ho sentito prendermi, rapirmi, spaventarmi ed attirarmi così terribilmente da sentirmi soggiogata ed impotente. Movimenti travolgenti, spostamenti tumultuosi, prati immensi, hanno scosso il verde della mia freschezza, della mia vitale vivacità; hanno accarezzato il rosa morbido di ogni fragilità, di tutte le debolezze più intime. Ho sentito in bocca quel sapore dolce e succoso della polpa di Arancia Rossa di Sicilia, ho sfregato il palmo sulla buccia arancione e sulle sue sfumature rossicce. E ne ho estratto un succo squisito, eccellente.
Il mio rosso sangue è salito alle tempie, ha raggiunto ogni sottile capillare, per renderne tutte le estremità tremendamente calde. Ho nutrito la mia passione con il fuoco bruciante della sensualità, ho distribuito desiderio e trasporto alla mia smania di amare l’Amore, di Amore che è istinto del piacere, che è carnalità d’un impulso. Ho poggiato le labbra su curve incendiate dall’intenso odore di uomo, ho leccato fino all’ultima goccia di sudore per quelle vie sconosciute che portano altra sete di sogni. E poi ho sciolto tutto, ho mescolato i colori del mio arcobaleno, ho squagliato tonalità, fuso gradazioni, acceso sfumature ed infine li ho amalgamati in un nero pece. Un nero oscuro e tenebroso di un misterioso fondale marino. Un nero perverso e furioso in una notte placata solo dalla luce di qualche irraggiungibile stella. Un nero malinconico e doloroso del grido di fatica che emette il mio cuore quando fa scudo sul tuo al solo scopo di proteggerti. Un nero pulito, che sfiora impetuoso quell’incontrollabile abisso dove raggi solari non possono giungere, quella nicchia fatta su misura per le mie mani su di te, sulle tue mani su di me.



Questo pezzo è stato scritto da chota per Igre



Il Colore dei Segreti

Leggo le ultime parole di questo brano che sa di noi.
Riesco a vederne i colori, le sfumature di bianco, nero e rosso che su questa tela prendono vita.
Si mescolano e creano tutto ciò che le tue parole mi sussurrano.
Presto i colori divengono forme, le forme divengono corpi.
Il rosso forma gocce che divengono petali della rosa più bella che abbia mai sfiorato il tuo corpo.
Il bianco ci avvolge e ci scalda come un lenzuolo desideroso di pelle, la nostra.
Il nero infine ci inonda.
E in questo buio intenso, andiamo a tentoni su questo pianoforte che è la nostra vita, cercando disperatamente di suonare i giusti tasti. Perché solo la melodia più sincera romperà il silenzio di questa breve ma lacerante distanza.
Questa distanza che colora di grigio i nostri sogni.
Questo grigio che, mai goccia, pioverà sulla tavolozza del nostro … più segreto silenzio…




Questo pezzo è stato scritto da Igre per chota




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sentimenti
8 novembre 2007
fra la clavicola e la spalla

C

on la mano le afferrò il polso. Lei sentì un brivido scenderle per la schiena. Una donna, nella sua testa, voleva uscire da quella stanza, da quel mondo che con lui l’aveva ferita più d’ogni altra cosa. Voleva chiudere per sempre una porta che aveva varcato fin troppe volte, cancellare una pelle che conosceva centimetro per centimetro. E poi c’era quell’altra donna, quella nel petto. Passione, quella che l’aveva sempre travolta. E le parole sussurrate all’orecchio, urlate in un silenzio, lanciate all’improvviso. Si voltò piano, aveva gli occhi velati da un vortice di pensieri dove lei stessa s’era persa. Non erano lacrime, no, erano i loro sospiri, le loro emozioni che le colavano dagli angoli degli occhi. Il blu intenso s’era fatto più chiaro e il giallo che circondava l’iride sembrava il colore dell’oro, lucido e brillante come il sole. Non ebbe paura di guardarlo negli occhi, affrontò il suo sguardo con una sicurezza che non credeva di poter possedere. Celando all’incirca le stesse paure, le stesse incertezze. Incrociò l’intimità di un nero profondo come il sonno, profondo come il buio, era passione viva. E si perse fra quella luce che la conduceva all’oscurità. Fra quelle labbra perfette, disegnate chissà da quale dea, perché contorni così compiuti, così assoluti, erano di certo posa d’una donna suprema. Le passò un palmo sulla schiena, dove la curva più sensibile del suo corpo nasceva e moriva, e lui lo sapeva bene. La tirò a se con forza, risoluto e volitivo. La fermezza delle sue braccia la faceva impazzire, e lui restava lì, la guardava e la stringeva. La sentì irrigidirsi, percepì ogni singolo dubbio penetrare insieme al suo odore, doveva ancora aspettare. Non si mosse d’un centimetro, possedeva l’inamovibilità d’un saggio nelle mani e l’irresponsabilità d’un bambino negli occhi. Restarono uniti, saldati solo dalle loro voglie, per istanti che parvero protrarsi all’infinito. Poi lei ruppe l’incanto con un sospiro, esitò appena e fu allora che lui si mosse. L’altra sua mano le prese la testa. La portò al fianco del suo collo bollente, e lei si smarrì in quell’onda impeccabile dove la clavicola diventa spalla. Non ebbe più incertezze, tutti i dubbi sfumarono come bianchi acquerelli su bianche lenzuola, e comprese che era lì che lei doveva trovarsi.




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sentimenti
1 novembre 2007
hands

..my hands are small, I know, but they're not yours, they are my own..




Sono stati giorni disorientati da malinconici pensieri e attimi confusi. Ammassate lenzuola, sotto incoerenti sospiri. Caotiche corse contro il tempo, alla ricerca di chissà cosa, e chissà come. E se alla fine l’incertezza è solo lo specchio d’un improvvisa persuasione, l’evidenza si manifesta su lastre di vetro che non toccano su nessun terreno. E alla base quel fondo si sgretola sotto passi così pesanti da fendere anche il più integro dei silenzi. Perché aprirsi e sentirsi bene dura un attimo. E’ un sogno che fa acqua da tutte le parti, e non basta il battito del mio cuore per colmarne il vuoto. Disgiunte vocali rimbalzano fra pareti insonorizzate, le sillabe s’attaccano ai muri e colano giù fino a squarciare le mie notti insonni. Ogni luce mi infiamma, sono luminose ombre quelle che lascio per gli scalini della mia vita. E qualche volta risalendoli, ne distingui alcuni più fragili. Alcuni scricchiolano appena, sotto il peso di certe verità che nessuna forza di volontà potrà mai cancellare. E mi confesso con il mio unico dio, parlo a Me stessa dalla mente all’anima, faccio scorrere sangue dal cuore alle dita e dalle dita alla testa. Comprendo ogni cosa quando tutto tace e si confrontano i segreti tra loro. Perché si sa, certe volte, quando manca un contatto, quando non c’è aderenza fra le mani che si sfiorano e si perdono, quando tutto si aggroviglia, resta sempre da tirare la punta d’un filo che snoda ogni intreccio.




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sentimenti
25 ottobre 2007
un altro tempo e un altro luogo

Vivo dentro un limbo di emozioni. Sdraiata su questo letto freddo spingo i cuscini ai piedi, aggroviglio le mille coperte sotto le quali cerco disperatamente di nascondermi. Non c’è spazio per null’altro all’infuori di me. E penso.. a quant’è assurdo trovarsi con questi brividi lungo la schiena e non volerli. A volte desiderarli poi..come non s’è mai desiderato niente. Uno di quei desideri che ti squarcia l’anima in cerca delle sue risposte, dei suoi perché. Uno di quelli indescrivibilmente rotondo nella sua imperfezione. E sogno, inviolabili istanti, intoccabili sguardi e carezze proibite. E mischio tutto, fondo da sempre il reale nell’inventato. Non distinguo quel labile confine che un tempo avevo marcato. M’addormento sul solo lenzuolo, e mi risveglio nuda e infreddolita. Sì, ho freddo. Non mi copro sta volta, il freddo voglio sentirlo addosso, voglio che mi lavi i pensieri come acqua pura. Voglio che mi svuoti la testa, che mi lasci la quiete. Voglio uccidere questi miei dubbi, queste due odiose me stesse che si sfidano e duellano da sempre. Queste che non vedono al di là dei propri occhi, e per essi combattono. Senza giungere a finali, senza punti che chiudano frasi, senza titoli di coda, per un film senza tempo e senza luogo. E lacrime amare scendono per queste mie guance confuse dalla dolcezza che v’è rimasta su. Ho mani gelide che premo contro il petto. Soffoco singhiozzi per spedirli altrove. E a volte mi odio per essere l’emblema della contraddizione. Per volere tutto e niente. Per respirare affannosamente quel soffio di cui non voglio aver bisogno. Per non aver mai tregua concessa. Per ricacciare dentro emozioni che mi scoppiano sulla pelle. Per legare le punte dei sogni alla mia anima, così che nessuno possa mai vedere quanto siano profondi.



Perché in un altro tempo, in un altro luogo..
In quel luogo distante un’eternità..
Questi sospiri potrebbero essere per Te.




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sentimenti
19 ottobre 2007
..

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..sono una perla fra fili di jeans e pelle in bianco e nero..




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sentimenti
14 ottobre 2007
Flashes, Shapes and Dreams.

Scolpisco su lastre di cristallo fuso istanti, sagome e sogni.
Le mie braccia sciolgono filamenti di cuore che avvampano la pelle.
E’ una dolcezza enigmatica quella che m’assale. Misteriosa e velata.
Si fa spazio tra ardori per varcare la soglia del mio trincerato cuore.

Sweet bitterness in my hazy cloth.
A desire which dreams of itself…
…in Eden, in Hell.
Through the doors of uncertainty:
the glimmering voice of a deafening aura.




Sull’evanescente confine dove l’empireo cola nel male,
in quel tondo angolo d’utopia,
per immensi millenni d’eternità.
In quel punto dove tutto s’annulla, io sogno.

Flashes, Shapes and Dreams.




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DIARI
7 ottobre 2007
il distacco di una genesi

2027. Cammino per le strade di Catania. Mia vecchia affiatata città, sempre un po’ paese. Con le solite sue vecchie storie, raccontate ai soliti suoi vecchi cortili, ora comoda metropoli. Un groviglio di strade, treni sotterranei, luci e colori, niente più di romantico. Cammino pensando a ciò che era, a ciò che ero, a ciò che volevo essere. Cammino e incontro lei, sono passati vent’anni. Mi riconoscerà? La saluto? Mi avvicino? Rallento il passo. È proprio lei, occhi marroni ed espressivi, un po’ più aggrinziti; sono quelli che mi facevano ridere. Le labbra carnose e sempre quell’aria d’essersi appena alzata dal letto. È lei, come ci amavamo chiamare? Amiche del cuore? Com’eravamo tenere. Eppure ci sembrava di aver costruito qualcosa di stabile, di aver plasmato un rapporto per sempre. E ora? A stento la riconosco. Le passo accanto e sento il suo odore: è quello di sempre, ma è meno brusco, più maturo. Vorrei toccarla, ma ho paura. Paura di non ritrovare la pelle che più volte m’ha stretto in un abbraccio profondo; paura che al solo sfiorarla tutto m’appaia diverso...un’amara delusione. Ma lei è lì, come una foto un po’ ingiallita, è sempre lei..sono io a non esser più la stessa. Non è più la mia ombra fra le onde schiumose del mare sulla battigia, non il mio riflesso quello nei suoi occhi. Eppure loro mi apparterranno per sempre.

 

 

Per ogni nuova genesi.
Per ogni nuovo sogno che dilaga nel cuore,
che l’avvolge d’incanto.
Per ogni principio, per ogni partenza..
Per ogni debutto..

Per quell’ambita maturità. Per la coscienza d’un’accorta perizia.
Perché sia esperienza e forza.

Perché l’abitudine mai sorpassi la novità. Perché la nostalgia sia riempita da mutamento. Perché le trasformazioni giovano all’anima,
la fortificano di fascino e magia.

Perché l'epilogo sia solo l'inizio di qualcosa che non sarà mai il preludio di una fine certa a questo sogno che oggi vivi.

 

Chota meets Pisola




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DIARI
4 ottobre 2007
lei



Occhiale scuro grande per coprire quegli occhi blu e gialli. Tranch nero alle ginocchia, stretto in vita da una morbida cintura. La sistemò con precisione prima di scendere le scale, curandosi di non far scivolare la borsa di pelle dal braccio mentre vi infilava le chiavi. Sul vialetto fuori da casa si sentivano solo i tacchi dei suoi neri tronchetti. Ottobre iniziava così. Musica nelle orecchie, scorrevano le note di David Lanz. Lo aveva scoperto da poco e non riusciva più a farne a meno. La nebbia appannava l’aria di Milano. L’asfalto odorava di pioggia; quella caduta durante la notte. L’orologio al polso, rigorosamente maschile, segnava le 8.08. Non se ne stupì, ci aveva fatto l’abitudine da un pezzo. Le strade iniziavano le loro modeste giornate, ciottoli bagnati e scivolosi sotto suole consumate di gente qualunque. Sempre alla stessa maniera percorse viale Montenero, aveva voglia di camminare, di sentir l’aria fredda passarle la giacca ed accarezzarle la pelle attraverso la leggera camicia bianca che portava sotto; di sentir i muscoli dei polpacci pulsarle appena. Partiva sempre con l’intenzione di controllar l’andatura, a poco a poco poi, inconsapevole, accelerava il passo, fino a ritrovarsi a corto di fiato. La vita frenetica la traversava d’impatto, il caos le percorreva l’addome, il trambusto le scorreva per le vene risalendo il flusso del sangue. Eppure senza la sua impeccabile confusione avrebbe smarrito un pezzo di se stessa. E intanto pensava. Il cervello in continua attività, non si placava mai. La mente sempre vigile per acciuffare ogni minuzia. Pure nei sogni, si ritrovava da sola, su sgabelli fatti d’acqua, su scalini colati di miele, a riflettere. Era ciò che la rendeva viva, che la faceva scalpitante e dinamica, vigorosa ed energica, come lei amava sentirsi. Strinse appena il colletto e rallentò il passo. Le foglie cadevano giù dagli alberi, come un baleno un ricordo la percosse. Capitava sempre così, una parvenza che le ricordava gli istanti più discosti e impervi, i frangenti che lei stessa credeva d’aver smarrito in qualche intimo cassetto della memoria. Era una serata d’estate, il primo bagno della stagione, giunto più tardi del solito. Lei, un amico quasi fratello, un incredibile mare e tante parole. Li aveva scarabocchiati su carta quei discorsi salati, e quanto le mancava quell’infinito mondo misterioso che si dischiudeva ad ogni singolo schizzo. Poteva respirare l’odore di salsedine sprigionato dalle onde sinuose dell’acqua di notte. E quella luna in cielo, così terribilmente bianca nella sua perfezione. E quelle sincere note che solo accanto a lui le venivano fuori, perché lui solo certe cose poteva capirle. Si scoprì a leccarsi le labbra in cerca di quel sapore, di quel gusto che non aveva ignorato. E il contatto con la pelle la richiamò alla sua strada. Le stesse foglie ricoprivano il viale. Dal caffè vicino proveniva il profumo delle brioche appena sfornate. Diede ancora uno sguardo alle lancette: 9.09. Le sfuggì un sorriso..si era fatto tardi.




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sentimenti
30 settembre 2007
The endless hunger of dreams.

Petali bianchi su pergamene macchiate d'inchiostro. L’interminabile ricerca di un sogno. Pendoli immobili gravano su di me. Quando le parole si incrociano e si scontrano con i silenzi, senza alcun potere finiscono sempre per soccombere. La mia fronte ha imparato ad incastrarsi perfettamente tra il tuo collo e la tua guancia. È sintonia di simbiosi. Seguendo la scia di una stella che mi scorta fino a dove le mie labbra bramano le tue. I miei occhi fanno male davanti a tutta questa luce. Le palpebre cadono pesanti per permettere alle ciglia di sfiorar ancor il brillio della pelle. Pelle liscia quella della mie gambe solitarie. Lì, accavallate per lunghissimi istanti eterni. È il peso di un abbraccio che non c’è. Un dolce sconfinato abbraccio che sconvolge ogni essenza. È il peso di un incessante silenzio, troppo forte, troppo forte da ascoltare da sola. È lo sforzo di fingere che tutto vada..e cosa c’è da fare adesso che così tante cose sono cambiate?
E mi sono scoperta in paesi vergini dove non avevo mai creduto di potermi trovare. In regioni mai sentite e mai viste. Misteriosi suoni provengono da stranieri tamburi che battono al ritmo di un mio preciso “magari”. E sono qui a sentirmi sfiorar il cuore caldo da una gelida dannata mano. È c’è quella ragione che fa pensare d’esser ancora forti. Ma è una ragione estranea, è oscura e anonima. È lasciata li per un’illusione. L’inganno dei sensi e della mente, trascinati per una strada non asfaltata, dal carro dell’abbaglio.
L’insaziabile fame di una chimera.
La lusinga del piacere che mostra solo miraggi e utopie.
Avvolta in un senso senza senso. Sorretta dai fili che ho tessuto con stanche mani vuote. Canapi che ho curato in ogni dettaglio, fingendo di averle ricevute in regalo. È alchimismo imperscrutabile. Solo occhi attenti possono scorgermelo in viso. Indecifrabili codici criptati dalla testa, simboli che il cuore sconosce. Carta bruciacchiata su questa mia scrivania di vetro e legno. Sogni che sbocciano, che germogliano, alimentati dal solo fiato sussurrato fra le labbra umide. Una parure dove ogni brillante è un morso declive.







In a far-off atoll.
That lack of a melodious embrace.
An insatiable reverie of a sweet chimera.
The endless hunger of dreams.

And you’re still miles away.




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sentimenti
24 settembre 2007
tutti voi.

Voi che della gente non conoscete nulla e parlate per dar fiato alla bocca. Voi di un’ipocrisia sconvolgente. Voi che avete due facce, mentre una sorride quando incrocia lo sguardo, l’altra pugnala non appena trova le spalle. Voi che non conoscete lealtà, che non avete idea di cosa sia l’onestà. Voi che credete di essere i più furbi, celando ignoranza ed inettitudine. Voi immaturi. Voi che negate il saluto a chi chiamate amici. Voi che li sfruttate solo quando ne avete bisogno. Voi che non sapete la verità dei fatti eppure vi permettete di esprimere giudizi e sputare sentenze. Voi che non conoscete niente della sincerità, della schiettezza, della fedeltà e della probità. Voi che l’invidia vi mangia da dentro, che la gelosia vi rende dei mostri. Voi che la demenza vi assale. Voi che usate allo stesso modo l’amore e l’odio. Voi senza classe. Voi senza stile ed eleganza. Voi poveri rozzi ammassi di ossa decomposte. Voi che distribuite solo ristagnanti menzogne. Voi che rubate ingrati nelle teste degli altri perché non trovate niente nelle vostre. Voi che siete marci dentro. Voi che non vi si regge più. Voi che non andate oltre la superficie delle cose e delle persone. Voi sbrigativi e generici. Voi senza orgoglio e senza onore. Voi che schernite e deridete. Voi che non avete mai fatto un esame di coscienza. Voi che una coscienza non l’avete. Voi aridi e appassiti. Voi foglie secche al vento. Voi letti di fiumi prosciugati. Voi suole di scarpe consumate. Voi senza senso e senza perché. Voi inattendibili che riportate le vostre subdole versioni mutilate di verità. Voi che troncate il reale per aggiungervi il comodo vostro. Voi ignoranti e presuntuosi. Voi profanatori dell’originale. Voi imitazioni fasulle di anime vere. Voi che mi fate disgusto. Voi ripugnanti. Voi insignificanti e banali. Tutti voi.









Rimarrete inabissati nel vostro putrido liquido di indecenza;
 perché per voi non c’è indulgenza.




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sentimenti
20 settembre 2007
una nuova rotta

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E la pelle ritorna a brillare sotto questo cielo pieno di odori. Un graffio che ha smesso di bruciare, fra tante ecchimosi da riempire la cute. L’eco della sola mia voce che rimbomba fra qualche inconfessato anfratto di terra. Una lettera a me stessa per smascherare certe vecchie offese che avvampano, ustionano e corrodono l’anima. Un olocausto di sacrifici fra le perle nere scivolate via da una collana spezzata. Sono io il mio monoteismo. L’aria che scende per la trachea è tersa di essenzialità. C’è un mare di silenzi quassù, plasmati solo da me. È un cerchio effigiato fra gocce d’acqua. E quanto sole che ci può attraversare senza farmi male. Colgo i colori che gli altri non possono distinguere fra le foglie secche di un Settembre diverso. Ed è un continuo baratto fra me ed il cielo, in cambio delle sue stelle esige tutte le mie notti. Eppure qualche nuvola ha deciso d’invertir rotta.




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DIARI
17 settembre 2007
scrivere.

 
Scrivere. Pagine. Libri. Lezione. Economia. Sms. Risate. Foto. Bella Stronza. Voglia di Te. L’amico. Bicicletta. Taxi. Vodka alla pesca
lemon. Pasta. Cubi. Musica di merda. Che voglia!! Vestito nero. Ballerine gialle. Trucco?! Vivavoce. Sonno. Sonno. Sonno. Tram. Temporale. Caldo. Ombelico. Addominali. Sesso. Lenzuola. Torta. Cioccolato. Ciliegia. Schiena. Calcio. Coscia. Prato. Sushi. Tortino al cioccolato. Mezza naturale. Tovaglie. Foto. Cielo. Nuvole. Sudore. Auguri. Collana blu. Libri in macchina. Arrosto misto. Chips. Bagno. Minigonne di jeans. Cinema. Irlandese. Break Dance. Sguardi. Sonno. Pensieri. Topo. Gatto. Lingua. Voglia. Voglia. Voglia. Confusione. Bloccata. Scrivere. 50 cent. Primo piano. Stronza. Psicologo. Egoista. Silenzi. Sonno. Sfinimento. Stanchezza. A pezzi.


E non serve a niente..non ce la faccio.




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DIARI
15 settembre 2007
birthday



seimilanovecentotrentacinque albe.




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DIARI
12 settembre 2007
incatenata
I. Perché ogni singolo sogno, anche il più intimo pensiero, perché quei tratti sfocati, restino disegnati con i miei pastelli colorati fra le pieghe del mio nero telo.

II. Perché alla fine del tempo, alla fine dei luoghi, alla fine degli occhi e delle acque..restano da bere solo liquide luci scolpite fra le onde della memoria.

III. Perché sopra l’amicizia e l’amore, sopra la poesia e la prosa, sopra la letteratura e l’arte, sopra i valori che mi hanno formata, sopra quelli in cui non credo minimamente, sopra tutto e tutti..ci sono IO.



Percepire le fibrillazioni del cuore in una rete di parole ambigue e confuse. Vederle materializzate su neri teli di tamburi, è un brivido che non si può descrivere.
Per quello serve un silenzio.







Perché non tutte le catene segnano i polsi..

..grazie ad Alessandra [http://scrivendo_e.ilcannocchiale.it/]
e Fabio [http://thescourse.ilcannocchiale.it/]..




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10 settembre 2007
la voce del silenzio





È una voce ipnotica quella che sento. Resto incantata, e mi basta un nonnulla. Cerco di mettere un po’ d’ordine nella mia vita, buttando tutto all’aria. Chissà perché viene poi così difficile prendersi cura di se stessi. Perché fra noi mortali ci sono certe scadenze da rispettare, perché in questo mondo di puttane e sognatori non c’è spazio per gli ignavi. Artisti, i misconosciuti legislatori del mondo. Toccano un fiore e s’immortala d’incanto. Sfiorano i sensi per lasciarli confusi. Percorrono strade piene di gente con la quale non vogliono avere nulla a che fare. Viaggiano su petali di girasoli gialli, mentre le loro anime restano attaccate al fumo che esce dalle labbra quando è inverno. Sono pillole compresse di emozioni che mi attraversano la pelle. Si fondono con le papille confuse della mia morbida lingua. Gusti percepiti appena, fra tazze mezze piene di latte e gomitoli non ancora sbrogliati. Sono poster tutti bianchi attaccati alle pareti di questa nuda casa. Alle pareti di casa mia. E ci si perde fra i sospiri di un bruco che diventa farfalla, fra le ali di una mosca poggiata sul ginocchio. Mi servono matite colorate in queste notti nere. Matite per graffiare quel telo nero, colori per dipingere un arcobaleno sfocato senza inizio e senza fine. Sono arance rosse di Sicilia quelle lasciate rotolare giù per la discesa della mia schiena. Troveranno anche loro una pianura su cui riposare. Sono flussi di pensieri che partono da nessun luogo e che portano altrove. Strappano le forze di dosso e le spediscono fra le onde di ingoiate paure. Sorsi di vernice su ringhiere consumate dal tempo. Scalini di miele in un traffico di dolcezze amare. È il canto di qualche lontana montagna, è un lupo che ulula alla luna blu, è la foresta selvaggia in un giorno di tempesta. È una conchiglia che sa di sale. È la terra umida sotto i piedi scalzi. È il cerchio della vita. Sono occhi che si chiedono perché. Sono le leggi non scritte che governano il mondo.


Y cada noche vendrá una estrella
a hacerme compañía
que te cuente cómo estoy
y sepas lo que hay
Dime amor, amor, amor
estoy aqui ¿no ves?
Si no vuelves no habrá vida
no sé lo que haré.


E le parole pronunciate perdono ogni senso. Perché la voce più suadente è sempre quella del silenzio.




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8 settembre 2007
black wall



Le parole mi rimbalzano contro sta notte. Chissà perché non mi danno ascolto. Mi sembra di capirmi io sola. Corro veloce per la mia strada, compongo le strofe della mia vita. Come se conoscessi il perché. Come se avessi un disegno per me stessa. E sono i pensieri che ti danno la forza di andare avanti, anche se poi non serviranno a niente, tanto il circo cambierà città. Sono quegli stessi pensieri che ti tengono in vita, che ti impongono di continuare a crederci e che ti fanno così male da accettare che la sola via d’uscita è reagire.
Per arrivare dove? Per realizzare, poi, che cosa?
E sai che c’è? C’è un muro in mezzo. E a forza di prenderlo a pugni da sola, mi sanguinano le nocche delle dita. E più picchio, più i mattoni si incastrano…sarà un vizio il mio, quello di provarci e riprovarci. Ma smettere non è mai facile. E le ferite non si rimarginano in questa notte per sognatori…
Ogni intimo sforzo per tirar fuori quello che ho dentro alla fine resta vano. Si sentono solo i miei tacchi sul marmo bianco di un’interminabile galleria. Così infinita da non poterla percorrere tutta.



My skin’s burning, washed by lemon drops.
A false oath, a broken vow.
A black wall nailed against us.

And I won’t play anymore…
It’s my dreams you take.


È il mio sogno, e lo sto svendendo.




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6 settembre 2007
a pezzi



“E’ che tu conosci tanto così di me, è questa la verità. E devi accettarla.”
Mentre singhiozzava, nemmeno poteva immaginare il dolore che stava imprimendo nella donna seduta di fronte a lei. E non poteva sapere neppure quello che avrebbe provato pochi istanti dopo; quando adagiata sulle lenzuola blu del suo letto disfatto sentì rimbombarsi in petto le stesse parole che attimi prima aveva urlato con quella rabbia.
“Sono la ragazza più matura, responsabile e coscienziosa che esista sulla faccia della terra. Un errore, dio, puoi anche concedermelo”.
“Sono state bugie, solo bugie, per un anno intero”.
Ed era vero, solo bugie.
Ogni menzogna era un pezzo di lei che aveva perso per strada. E se lo diceva dentro che un puzzle senza alcuni pezzi non si può costruire.
Avrebbe dato qualsiasi cosa per tornare indietro, per non commettere gli stessi sbagli, per evitare d'essersi lasciata andare in qualcosa nel quale non aveva mai veramente creduto.
Fissava il libro aperto sulla scrivania, era consapevole degli sforzi fatti per arrivare fino a quel punto e non poteva permettere che tutto venisse spazzato per un unico grande errore.
Poi non pensò più a nulla. Credette che tutto si fosse placato, ebbe l’illusione di cadere in un sonno che la portava dentro un’altra dimensione. Un limbo tra passato e presente. Nascosto dagli occhi di tutti, persino dai suoi. Un rifugio da ogni pensiero, un angolo sperduto per trovare solo un po’ di pace. Ma un lungo brivido le percorse la schiena e subito un singhiozzo. Voraci più di prima tutte le ansie le rientrarono dentro. Non le diedero scampo, come rapaci affamati, la divorarono incuranti. Cercò di farsi spazio dentro la sua testa, richiamò a se ogni briciolo di volontà che le era rimasta. Volle guardarsi allo specchio per comprendere in cosa si tramutassero le fitte che le stringevano il cuore. Alzò lo sguardo piano. Verso le labbra rosse, gonfie dal pianto. Poi le guance ancora rigate, sembravano di porcellana bagnata. Arrivò ad incrociare il suo stesso sguardo per distoglierlo immediatamente. Dagli angoli degli occhi precipitavano torrenti; le ciglia piovevano salate, ma di tutto questo lei non si curò.
Quel che le fece più male, fu vedere dietro il blu scuro dei suoi occhi, quello chiaro di sua madre.
Riconobbe in lei la stessa amara tristezza che le aveva visto poco prima in viso.
Si scoprì dannatamente pentita e senza il coraggio di proferire parola.
Trovò pezzi nel cuore lasciati dalla donna che l’aveva messa al mondo.
E si sentì morire dentro.



Nessuna catena è tanto robusta da trattenere insieme due parti di un ponte crollato.


Catania, 02.09.07
h.15.24




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1 settembre 2007
la fine delle maschere

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Un vortice di pensieri celati dietro quei grigiastri filamenti nervosi. Non si può dormire in una notte come questa. Calda e umida: tira un vento vorace. Strappa sussurri fra le stelle che piangono. Gli occhi riflettono stalagmiti di sogni. Praterie immense per le quali galoppa la mente. E il sangue non coagula più.
Un nero scorpione scivola fra i granelli sfusi di sabbia scottante. Sprofonda giù verso un fondo roccioso, verso un abisso fangoso. Sono insetti rapaci che solcano la terra. Sono rughe profonde che segnano il viso. Sono scorie radioattive in un mare inquinato. È l’inganno travestito da saggezza, è un ballo mascherato con due soli invitati. È il capolinea di ogni menzogna. È l’ora dei volti scoperti.




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30 agosto 2007
Doors ajar..

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Sono solo lamenti le grida che sento in petto. Quelle voci sottili che si espandono da dentro per giungere fino all’ultimo capillare. Bolle il sangue nei suoi canali gonfi. E tutto tace fuori. Qualche goccia di sale resta ancora sulle guance quando le lacrime sono evaporate. I lacci degli anfibi non si annodano più e quello che resta è solo stracci. Solo stracci sopra un muro con mille crepe. Solo stracci sotto finestre spalancate dal vento. Gli occhi non reggono la luce che li abbaglia. Lo sguardo ripiega dietro palpebre pesanti come spranghe di ferro.


Only doors left ajar behind me.
My skin’s hem undone.
A diapason rhythm shakes my integrity.
Burning clouds floating inside the mind.
Swelling veins to swelling branches.
Heavy nails in a mirror of ice.
And still those doors left ajar.


E quelle pagine bianche si riempiono di nero.




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28 agosto 2007
nastro nero

Portavo fra i capelli un nastro nero di raso che sembrava contenere tutto.
Ogni agente esterno doveva far posto per entrarci dentro. Io me ne accorgevo e subito mi scostavo facendo ben attenzione a proteggermi. Ogni cosa aveva un suo senso, era tutto chiaro e preciso. Proprio come piace a me. Ogni ciocca al suo posto in una coda perfetta.
Poi di colpo qualcuno lo tolse. Sembrava quasi volesse farmi un favore.
Districò il nodo senza che io glielo chiedessi.

E mi ritrovo con i capelli sciolti sulle spalle. Si, sono belli, è vero. Ma il mio nastro non l’ho più e adesso quelle ciocche sono solo pezzi di me al vento. Ogni filo va per la sua strada senza chiedermi permesso, e quando torna indietro è sempre più corto degli altri, sempre più fragile, sempre più debole. Ogni cosa mi destabilizza come non aveva mai fatto prima, mai. Di quei capelli racconti solo sagome nei miei sogni. Proprio quei sogni che li hanno disciolti, quelli che mi rendono così vulnerabile e indifesa davanti a vecchi mucchi di capelli stranieri che sanno solo far male.




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23 agosto 2007
...friendship...

"Toc Toc… “Avanti” , dissi io con voce tremante…. Non mi ero accorta che tu eri già dentro. Maleducata, intraprendente cm non mai…. Due grandi occhi blu pieni di allegria , in un banco a poca distanza dal mio, m hanno strappato via dalla “ sordità” in cui vivevo…. ( ogni riferimento a PERSONE o cose è puramente casuale ). E piano piano m c hanno allontanato, x mia fortuna! Sempre al centro dell’attenzione, sempre cn l’ultima parola da dire…. Quante critiche piccola mia hai dovuto sentire… ma tu testarda, lasciavi scorrere tutto come una folata di vento. Niente poteva farti crollare, tu subito pronta ti rialzavi, più forte e tenace di prima. Adesso giusto qualche kilometro di strada ci divide, ma l’amicizia c unisce sempre più… nemmeno continui litigi, ripetute discussioni , piccole delusioni hanno potuto scalfire il nostro rapporto. E ancora dopo 6 anni, siamo qui insieme… io che scrivo per te, tu che scrivi per me! Purtroppo non è facile apprezzarti, anzi la maggior parte delle persone tende sempre a criticarti, ma io ti conosco a fondo meglio di chiunque altro, e so che dietro quella testardaggine si nasconde una ragazza dolce al punto giusto, sensibile ma non troppo, sdolcinata per niente J!T chiedo scusa se qualke volta t ho fatto seccare, xkè la cosa è successa sicuramente… in ogni caso t volevo ringraziare per tutte le volte che m sopporti, per tutto quello che sei costretta ad ascoltare. Grazie perché tu sei una delle poche persone su cui so di poter contare, che è sempre pronta a darmi consigli, a dirmi come m devo vestire, quello che devo dire al momento giusto. Grazie perché tante volte io piangevo e tu con un semplice e silenzioso abbraccio m hai saputo risollevare. Grazie perché la mia vita ha subito un sacco di cambiamenti ma tu sei rimasta sempre lì. Potrei fare una lista infinita di cose ma purtroppo non vorrei dilungarmi troppo. In ogni caso grazie di tutto…. T voglio un sacco di bene tesoro mio, non cambiare mai xkè tu sei speciale e unica così come sei… però a volte ascoltami quando ti dico che sbagli, e allora sì che devi cambiare J … T amo tantissimo….."


Hai reso l'idea perfettamente, che posso aggiungere....?! Si chiama amicizia...
ti voglio un gran bene Tesoro mio.




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21 agosto 2007
Decido io!




È che io sto all’incirca bene con me stessa. Il problema si pone quando si mettono di mezzo certi altri. E si che nella vita non si può chiedere di entrare e di uscire come fossimo a casa nostra. No, perché se hai pagato per quel giro, quel giro te lo devi fare. E non gliene frega niente a nessuno se t’è passata la voglia e vuoi scendere giù. Finché la giostra gira, devi stare incollata al cavalluccio a dondolo.
È solo che io li odio i cavallucci! E le giostre non le posso vedere!
Io si che li so gestire i miei tempi. Il mio orologio funziona. È che se s’avvicina un altro ticchettio, il mio marchingegno va in confusione. Non è mica così facile seguire due tempi diversi.
E più ti vuoi allontanare, più ti rincorrono. Più ricerchi quell’equilibrio nel quale stavi tanto bene, più devono importi il ticchettio. E mi martella la testa. Non c’è mai abbastanza spazio per due orologi dentro di me. La mia musica me la scrivo la sola, e se vuoi aggiungere qualche nota, devi chiedere il permesso!!!
E se ho detto di no, ho detto di no. Non serve a niente insistere e gironzolarmi intorno. Ad ogni passo avanti ne faccio tre indietro.
Io voglio essere lasciata libera di fare quello che voglio.

E non mi interessa se faccio del male. Perché le leggi di questa vita sono state chiare. Se non vuoi soffrire devi pensare a te stesso. E potete dirmi tutto quello che volete. Prima vengo io, se c’è spazio, poi magari faccio posto.
Qua vige lo Stato Assoluto. Niente compromessi, niente escamotage, legislativo, esecutivo e giudiziario li detengo io. E non mi lascio convincere da nessuno: io ho le mie idee, e mi piacciono anche. Servono a poco le suppliche, non concedo grazie. Perché con me, se sbagli, hai sbagliato. E non c’è niente che tu possa fare per porre rimedio. Resta il fatto che hai sbagliato. Io non perdono.
Chiamatemi stronza.
Ditemi che sono senza cuore e che al suo posto ci ho messo una pietra.
Accusatemi di ferire la gente e di non curarmi di nulla.
Io so come sono fatta: è questo che conta.
Sfogatevi pure ad insultarmi per bene; la verità è che NON MI INTERESSA!!




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16 agosto 2007
Tornata
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Ho il cervello annebbiato. E mi sento stanca adesso, sarà senza dubbio il rientro alla normalità. Il dovere che chiama.

Qualche giorno fuori mi ha fatto un gran bene. Staccare la spina, disconnettermi dal mondo. Su una nave in mezzo ad un immenso mare blu, ho finalmente avuto un po’ di tempo da dedicare solo a me stessa. Su quel balcone sporgente dalla mia cabina ho trovato spazio per ascoltare bene i miei pensieri. Per dargli una giusta interpretazione, quella autentica che solo io avrei potuto delineare. Ho fatto un po’ di chiarezza nella mia testa confusa per scoprire esattamente cosa voglio e come lo voglio. Per ripensare a quest’ultimo mese e leccare le mie ferite. Per ripartire tenace come sempre, più forte di prima, decisa ad essere tagliente più del necessario. Perché a difendermi ci devo pensare da sola. Con le unghia e con i denti.

E i miei occhi non smettono di luccicare per chi merita di sognarli..




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4 agosto 2007
Partenze


Fare le valigie è sempre uno stress. Fondamentalmente, mi capita di riscoprire ogni volta quanto sia difficile. Mi sento ogni volta la donna più indecisa della terra. Quante magliette devo portare?! Quante scarpe ? E quali, ancora più importante…?! Ecco per esempio oggi è stata una tragedia con le scarpe. Tacco alto, tacco basso? Chiuse, aperte? Comode, belle? Alla fine mi sono decisa. Poi è arrivato il turno di trucchi, creme, cremine, acetone, struccanti, elastici, fermagli, collane, bracciali, anelli, orologi…anche qui tutt’altro che una passeggiata. Anche perché poi mi finisce sempre acqua e sapone e capelli sciolti.

Ma la tappa della valigia mi fa sempre effetto. Mi occupa i pensieri, prima di tutto, cosa che in questi giorni mi è davvero di grande aiuto. Con la mente tutta presa, riesco a far evadere quelle immagini che ho imprigionate dentro, quelle avvinghiate all’anima, quelle che mi disorientano più di ogni altra cosa. La valigia mi sa di traguardo, mi sa di svolta. Quando fai una valigia sei al casello in autostrada, magari una che hai percorso già tante volte, sai già dove ti porterà, sai come fare ad arrivare; oppure una tutta nuova, mai visitata o pensata, mai. Eppure c’è sempre qualcosa di magico nel sapere che valigia è inizio. Qualcosa che mi mette agitazione dentro, fremo un po’ di più ad ogni indumento piegato e poggiato lì sopra.

“La valigia ha un significato strano, particolare ed estremamente importante, non è solo l’oggetto che ci permette di trasportare i nostri averi da un luogo ad un altro, dentro quella valigia ci stanno tante cose…attaccati ai top e ai jeans ci sono i profumi di un’estate a Catania, un’estate che non potrò mai dimenticare, piena di sorrisi e gioie, ma anche di ansie, preoccupazioni, lacrime e voglia di scappare.”

E si che me la ricordo la scorsa estate… e la scorsa partenza.
Molto, molto diversa da questa. Tranne che per una cosa. La voglia di scappare.




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31 luglio 2007
guardami
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Guardami. Cosa ci faccio io, persa fra oscuri luoghi della mia mente?
A provare sentimenti di cui sconoscevo l'esistenza.
Mi stai guardando? Come faccio a trovare dentro la forza che serve?
E cosa vedi? Le mie lacrime no di certo, quelle me le tengo per me, non le vedrai mai. Le ricaccio dentro, le afferro strette con la gola, non gli permetto di scivolare giù dagli angoli degli occhi.
Guardami. Così spogliata da ogni certezza. Così nuda davanti alla crudeltà di questa esistenza. Di fronte a sentenze che mai prima avevo voluto ascoltare. Di fronte a fardelli che non avevo voluto sopportare, che adesso mi schiacciano gravi. Di fronte a responsabilità che è giunto il momento di prendersi.
Mi sento sola, come mai prima di adesso. Ho una cazzo di paura e sono così incazzata col mondo.
Non ci sono parole serene oggi, non ci sono pensieri felici, non ci sono gesti leggeri. E' solo male.
Guardami piano, con la coda dell'occhio. Guardami mentre fingo che sia tutto a posto, mentre mi volto per non dover incrociare i tuoi occhi. Guardami mentre faccio quella forte, mentre dalle mie labbra pendono pungenti i suoni della verità e colpiscono come uno schiaffo, quando meno te lo aspetti.
Mi vedi mentre muoio dentro? Mi osservi combattere contro me stessa per non lasciarmi andare? Lo sai quanto fa male questo?
Lo sai, mondo, quanto cazzo fai male?

Non ho voglia di fare nulla, che si fa in questi momenti? Ci si rifugia nei sogni? Come se potessero servire a qualcosa...
E che rabbia che ho, mi scoppia in petto e mi sale alle tempie.
Mi blocca il respiro e non lascia tregua.
E non sono insensibile cazzo, non lo sono per nulla.
Mi vedi di ghiaccio mentre dentro è tutto fuoco? E brucia, oh se brucia. E' una fitta al fianco che non passa. E' il battito che accelera nelle vene, è il sangue che annacqua il cervello, che offusca la vista. E' quella sensazione che provi negli istanti prima di svenire, vorresti disperatamente aggrapparti a qualcosa per evitare di cadere, mentre un nodo sembra volerti strozzare. Vorresti trovare un sostegno, ma tanto lo sai cosa sta per accadere, e lo sai che sarai da sola.
Guardami attentamente, mentre mi apro come non ho mai fatto con nessuno. Guardami bene, perché fra poco mi chiuderò di nuovo. E tutto il dolore e tutta la rabbia e tutta l'angoscia, me le porterò ancora dentro. E sarò all'incirca quella di sempre, forse un po' più di tristezza negli occhi, forse un'altra cicatrice dentro. Ma comunque solo io.




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19 luglio 2007
rapita.
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Rapita. Da questo mare di oggi. Il primo bagno della stagione. Alle 20.00.
Ed è un infinito mondo sconosciuto e misterioso. Terribilmente affascinante. L’acqua blu che riflette lo scuro fondale. Nero intorno, gli scogli bagnati sudano un po’ di schiuma biancastra che profuma di sale. Fondersi in un unico elemento, ascoltando la musica del soffio del mare, guardare l’orizzonte ben distinto alla fine degli occhi. Quella percezione di libertà, quel senso di potere, di sovrastare il mondo, tuffata nell’intensità dei suoi colori. E le mie dita non riescono a rendere parole sufficienti per queste emozioni. Ho avvertito il mare ruggirmi contro per poi sussurrarmi onde tiepide; l’ho sentito togliermi il respiro per poi ridonarmelo vigoroso e frizzante. I miei occhi si sono persi in quella luce liquida che mi ha abbracciato per lunghi istanti. Ed è un qualcosa da cui non puoi scappare, ti cattura, ti rapisce, ti spaventa ma ti attira così terribilmente che ti lasci soggiogare, prendere. E ce l’ho scolpito nella memoria, indelebile. Occupa uno spazio che niente e nessuno può sottrargli. Sono stata un bel po’ a guardarlo, a tuffarmi ancora ed ancora con le pupille, ad osservarlo con i miei pensieri, ad abbracciarlo con la mente. Ridere e confondere le voci, mentre anche lui emette la sua, qualcosa in più di pacato, qualcosa in meno di vigoroso. E il sapore del sale sulla pelle, leccarsi le labbra per ricordarsi del gusto. Respirare a pieni polmoni. Non ho ancora fatto la doccia, voglio tenermelo addosso questo costume umido che tiene fresca, voglio ancora questo pizzicare di sale che gratta leggero sul corpo e questi capelli sciolti sulle spalle, accarezzano piano. La mia testa l’ho lasciata lì su quelle tavole di legno. Una bella luna questa sera, ci ripenso ancora mentre mangio alcune ciliegie, seduta sulla sedia blu della mia stanza. E’ un gioco infinito quello fra il cielo ed il mare, a sfidarsi di continuo, a copiarsi i colori, gradazioni sempre più scure. Ed il cielo s’è fatto buio, brillano già le stelle fra quelle poche nuvole chiare…piego il telo marrone sul quale mi sono distesa, prendo la sacca blu a fiori bianchi e vado via. Lenta, senza spezzare l’armonia di quel momento, faccio silenzio per udire ancora mentre mi allontano gli spruzzi sfocati del mio mare di notte.




permalink | inviato da chota il 19/7/2007 alle 23:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
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My foolish heart


Il mondo. La vita. Attraverso gli occhi di un'esuberante, istintiva, impulsiva, ambiziosa, estroversa, pigrissima, affettuosa, rissosa, impertinente, puntigliosa, ordinata, pensierosa, scostante, sicura, responsabile, scontrosa, acida, determinata, capricciosa, viziata, permalosa, vanitosa, gelosa, egocentrica, puntualissima, sportiva, fedele, leale, cattiva, affidabile, vendicativa, matelica, generosa, golosissima, cocciuta, testarda, sensibile, sconvolgente, lunatica, intelligentissima, chiaccherona, ansiosa, nervosa, stronza, immorale, assillante, assillata, altezzosa, scrupolosa, maniacale, perversa, ripetitiva, esclusiva, insistente, divertente, fantasiosa, scolastica, imbranata, offensiva, presente, melanconica, diabolica, schizzofrenica, dissimulatrice, travolgente, solitaria, emotiva, socievole, allusiva, impenetrabile, milanista, catanese, catanista, nicolista, poliglotta, siciliana, capitalista, spudorata, sfacciata, obiettiva, oggettiva, opportunista, implosiva, sbadata, organizzata, len..t..a, raggiratrice, due volte errante, confusionaria, sorridente, simpatica, due volte cara, preziosa, inappagata, incontentabile, apprensiva, comprensiva, spendacciona, pretenziosa, bacchettatrice, vaga, imprecisa, fraintendibile, inspiegabile, accogliente, disponibile, onesta, selettiva, esplosiva, suscettibile, autoironica, autocritica, acuta, perspicace, libertina, brava, multiaggettivata, donna diciannovenne.

special thanks to N.T.



IL CANNOCCHIALE