Xverso meets Chota
20.10.08 - h 4.00 am.
A volte, di notte, quando anche l’ultima goccia di luce soffoca nel buio, i cuori si aprono a verità inconfessate e le anime si sfiorano, come se si tenessero per mano. Le voci si sovrappongono e a tratti diventano una. E’ un unico suono a domare il silenzio.
Se cresci nella consapevolezza che nessuno sia in grado di lenire il tuo dolore e di capire perché la mattina il cuscino profuma di fiori bagnati dal pianto, impari a fare affidamento solo su te stesso. Fai a meno di ogni legame superfluo, allontani dal cuore le avide mani che vorrebbero ghermirlo. Cammini nel vento e sfidi con gli occhi la luce del sole. Raggiungi ogni obiettivo, superi qualsiasi limite. Perché sei il migliore, hai deciso di esserlo. Lo hai stabilito il giorno in cui, guardandoti allo specchio, ti sei persa tra le pieghe della tua bianca Pelle ed in una cascata di ricciolo d’oro, mentre notavi l’assenza di una mano che li accarezzasse, che trasmettesse il brivido alla tua Pelle. Annegando in quei profondi occhi blu, tanto da far impallidire anche il più immenso degli oceani, non hai voluto vedere oltre. Qualcuno che è pronto a regalarti un sorriso sincero e a portare i tuoi pesi esiste, non è poi così lontano.

La naturalezza di una voce che parla ad un’altra a volte non può essere sostituita da qualche foglio sgualcito macchiato d’inchiostro. Le parole pensate, non scorrono dalla testa alla lingua passando per il cuore. Eppure certe evanescenti rivelazioni, acquistano un gusto tutto squisitamente palpabile nell’essere lette.
Percorro le ore all’indietro: “Come stai?”, riecheggia fra silenzi.
Vorrei poter guardare dentro me stessa come ho guardato dentro te. Vorrei saper pronunciare le stesse verità per me. Vorrei sapermi dire di no, come lo dico a te. Vorrei riuscire a controllarmi, a spronarmi, a dissuadermi. Ma con te, con te è tutto più facile. Questo mio modo di urlare il vero fa male alle volte, ma è l’unica strada che conosco per smuovere le acque. C’è una domanda che ti martella la testa molto più di altre. Una domanda che non puoi allontanare, alla quale non riesci a dare risposta. La tua incessante ricerca finisce qui. La risposta la conosco.
La risposta è: perché sei troppo.
Troppo per chiunque pretenda qualcosa, donarsi senza volere nulla in cambio è un fiore che cresce solo sulle tue colline. Acciuffare ogni piccolo gesto con quegli occhi di meraviglia che sono lo specchio d’un altrettanto meraviglioso spirito, è una perla al collo della più bella dea esistente. Senza mai dare nulla per scontato, perché tu sai che niente ti è dovuto. È il sapore dell’inaspettato che evapora dalla tua pelle, dell’ imprevedibile che diventa gioia se lo si gusta a braccia spalancate. Sei troppo. E a starti accanto è un paragone di continuo. Solo anime altrettanto pure riescono a reggere il confronto, quell’esame incessante a due commissioni: la tua testa, il tuo cuore. E ci si sente inevitabilmente un gradino più in basso, nell’incapacità di dare quanto sei capace di dare tu. Nell’impossibilità d’essere tanto quanto te. Troppo quanto te.
“Come si fa a non amarmi?”
Infatti non si può. E ti amano. Loro ti amano. Vivono con la paura, il terrore di non potercela fare. Panico, angoscia, tremore e tormento. E c’è attrazione. Fascino, interesse. C’è quel tuo modo di sedurre, di ammaliare. C’è quell’esibizionismo che è una condanna. E loro non possono resisterti. Non possono trattenere un “Dio..come ti amo”. Non possono contenere un morso sulla guancia così passionale da lasciare il segno. È una battaglia fra ragione ed istinto che come sempre non lascia superstiti. Una lotta sfiancante che prima di te, uccide loro. E non si comprende la stupidità nel volerti allontanare. Non si intuisce che grande possibilità ci si lascia sfuggire, l’occasione d’esser felici forse una volta davvero. Senza menzogne, senza attori né copioni da recitare. Senza nessuno da cui nascondersi. L’opportunità d’amare e d’essere amati.
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chota il 24/1/2008 alle 9:9 | |